Autore: M. de Cesare
Scarica l’articolo in formato .pdf: Il culto degli antenati in Sicilia tra Greci e indigeni. Il caso di Eolo a Lipari
Il contributo riesamina il cosiddetto Bothros di Eolo, un dispositivo rinvenuto sull’Acropoli di Lipari e connesso, grazie a un’iscrizione dedicatoria su un’olpe, a un culto di Eolo, antenato comune – secondo Diodoro Siculo (5,9,1-3) – ai coloni cnidii e agli indigeni che popolavano l’isola. Si tratta di un culto istituito verosimilmente sin dal momento della fondazione della colonia, nel 580-576 a.C., o poco dopo, e prolungatosi fino almeno alla fine del IV sec. a.C. Pur essendo impossibile a causa della stratificazione insediativa dell’area delineare un quadro preciso dell’assetto monumentale dell’Acropoli e di eventuali aree sacre lì ubicate, le evidenze tratte dai votivi compresi nel riempimento del bothros, a cominciare dai temi iconografici, incrociate con la famosa testimonianza di Callimaco ( fr. 43 Pf., v. 77) sul culto degli ecisti di Zancle, e la ben nota Lex sacra di Selinunte, ci consentono di enucleare alcuni elementi, che possono indirizzare verso una correlazione del contesto a un culto degli antenati abbinato a quello per una divinità femminile. I materiali ceramici, in particolare, documentano la pratica di sacrifici animali e offerte di cibi, libagioni e consumo collettivo di pasti, che non sappiamo precisamente in che cornice e tipo di strutture si svolgessero, ma per i quali la menzione di Diodoro (20, 101, 1-3) di votivi dedicati ad Eolo ed Efesto nel pritaneo della città potrebbe indiziare, almeno in età classica, anche l’uso di un edificio di questo tipo.
The contribution re-examines the so-called Bothros of Aeolus, a device found on the Acropolis of Lipari and connected, thanks to a dedicatory inscription on an olpe, to a cult of Aeolus, a related ancestor – according to Diodorus Siculus (5.9.1-3) – to the Cnidian colonists and the indigenous peoples of the island. This cult was probably established at the time of the colony’s foundation, in 580-576 BC, or shortly afterwards, and lasted until at least up to the end of the 4th century BC. It is impossible, due to the settlement stratification of the area, to draw a precise picture of the monumental layout of the Acropolis and of any sacred areas located there. However, the evidence from the votives included in the fill of the bothros, cross-referenced with Callimachus’ famous testimony ( fr. 43 Pf, v. 77) on the cult of the ecists of Zancle, and the well-known Lex sacra of Selinunte , allows us to detect certain elements, which may point towards a correlation between the context and an ancestor cult combined with that for a female divinity. The ceramics, in particular, give evidence of the practice of animal sacrifices and food offerings, libations and the collective consumption of meals, which we do not know precisely in what setting and type of structures they took place. However, Diodorus’ mention (20, 101, 1-3) of votives dedicated to Aeolus and Hephaestus in the city’s pritaneum could even indicate, at least in the Classical period, the use of such a building.