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Rivista di archeologia e architettura antica

Tag Archives: Crete

Considerazioni cronologiche e topografiche sull’impianto della necropoli di Kalyvia presso Festòs

Autore: S. Privitera

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La necropoli di Kalyvia fu scoperta a Nord della collina di Festòs nel 1901. Pur essendo stata pubblicata già nel 1904, diverse informazioni sul contesto di rinvenimento dei corredi ceramici e sulla struttura delle singole tombe sono rimaste inedite. Grazie alla lettura degli originali documenti di scavo di Stephanos Xanthoudidis, è possibile avviare su nuove basi uno studio mirato alla ricostruzione dei corredi, che permetterà di inserire la necropoli nel contesto territoriale della Messarà occidentale e in quello storico-politico del regno miceneo di Cnosso tra il Tardo Minoico II e il Tardo Minoico IIIA2 early. In questo articolo, in particolare, si presenta un vaso tuttora inedito, che è possibile interpretare come una “reliquia” del Tardo Minoico II appartenente al corredo della sepoltura del guerriero della tomba 8 della necropoli.

The necropolis of Kalyvia was explored in 1901 to the North of the Phaistos hill. In spite of its early publication (1904), several pieces of information regarding the find-spots of the ceramic assemblages as well as the data on the structure of the various tombs remained ill-defined or unknown. Drawing on a fresh reading of Stephanos Xanthoudidis’ original fieldnotes, it is now possible to carry out a critical reappraisal of the necropolis. This will help reconstruct the single funerary assemblages and will enable to contextualize Kalyvia within the western Messara and to set it within the political framework of the LM II-IIIA2 early Knossian state. In this paper, in particular, an unpublished jug is presented, that is interpreted as an LM II heirloom discovered in the famous warrior grave inside tomb 8.

A Bronze Belt from Kavousi

Autore: E. Pappalardo

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Questo lavoro ha l’obiettivo di riesaminare i frammenti in bronzo figurati rinvenuti all’interno di una tomba a tholos presso Kavousi (Creta) da Harriet Boyd nel 1900. Sin dai tempi del rinvenimento, la “Lamina di Kavousi” è stata al centro di numerosi studi relativi ai rapporti artistici e alle reciproche influenze tra l’Egeo, in particolare Creta, e il Vicino Oriente agli inizi del I millennio. Questo per via della ricca decorazione figurata che, disposta su registri paralleli, decora gli ampi frammenti bronzei con soggetti (signori degli animali, sfingi elmate, grifoni) cari al bagaglio figurativo orientale ma, al contempo, diffusamente attestati a Creta all’inizio dell’età del ferro. L’attenzione rivolta al programma figurativo della lamina bronzea, che trova confronti esatti in oggetti di varia natura provenienti da numerosi siti isolani, come Cnosso, l’antro Ideo, Eleutherna, Priniàs, ha fatto sì che nel tempo si trascurasse l’importanza della ricostruzione dell’oggetto in sé, rinunciando così ad un tassello importante e fondamentale nella ricostruzione del suo significato. Attraverso l’esame degli elementi figurativi, delle linee di frattura dei frammenti e della singolare disposizione dei fori sulla lamina, e grazie a confronti sistematici con la produzione coeva nel mondo vicino-orientale, si ritiene possibile ricostruire la “lamina in bronzo di Kavousi” con una cintura del tipo originato in Urartu tra fine del IX e l’inizio dell’VIII secolo a.C., e poi diffuso nelle regioni orientali e nel Mediterraneo.

This work is aimed to re-analyse figured bronze fragments found in the tholos tomb at Kavousi (Crete) by Harriet Boyd in 1900. Since the time of the discovery, the “Kavousi Bronze Plaque” was at the centre of several studies concerning artistic relationships and reciprocal influences between Aegean, Crete in particular, and Near East in the early 1st millennium BC. Interest was mostly addressed to the rich figural decoration through parallel registers, formed by subjects (lords of the animals, sphinxes, griffins) belonging to the Oriental iconographic repertoire but, contemporaneously, well attested in early Iron Age Crete. The attention focused on the plate’s decorative pattern, which has comparisons from other sites of the island (Knossos, Idaean Cave, Eleutherna, Prinias) made almost neglected the nature of the object itself, fundamental for the reconstruction of its meaning. Through the exam of decorative features, the fragments’ borders and the characteristic distribution of the holes along the plate’s rims, and thanks to systematic comparisons with the contemporary Eastern production, it is possible and plausible as well to reconstruct the “Kavousi plate” as a belt. This would be inspired by a Urartian prototype of 9th/8th cent. BC, later quite spread though neighbour Eastern Mediterranean regions.

Dreros e Priniàs: nuovi dati e prospettive di ricerca sulla polis a Creta

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02-13Questo articolo è centrato sui due siti di Priniàs e Dreros. I due insediamenti, che presentano analogie e differenze nello sviluppo e nella strutturazione dello spazio civico e religioso nel corso dell’Età del ferro e del primo Arcaismo, consentono di indagare il fenomeno della nascita del tempio poliadico in relazione sia allo strutturarsi dell’entità urbana raccolta attorno ad uno spazio centrale (agorà) e sia alle dinamiche sociali e politiche che conducono alla transizione dalla società gentilizia dell’età geometrica alla comunità cittadina dell’età arcaica. L’articolo mette in evidenza, inoltre, come la ripresa delle indagini in aree o edifici già scavati nel secolo scorso possa ancora apportare elementi di notevole interesse e consentire il più delle volte una rilettura dell’evidenza archeologica.

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The present paper focuses on Priniàs and Dreros. These two Cretan sites show both analogies and differences concerning the construction and development of the civic and religious spaces during the Iron Age and the Archaic period. Furthermore, they allow to investigate the birth of the polis temple in connection with both the rise of an urban entity around an open space (agora) and the socio-political changes carrying from the Geometric society to archaic polis community. Furthermore, the paper underlines the importance of the new archaeological investigations of areas and buildings already excavated over the past century, which often allow a new reading of the archaeological evidence.