Autore: E. Di Carlo
Scarica l’articolo in formato .pdf: Oltre la copia le varianti. Dinamiche di ricezione del Foro di Augusto nell’Occidente romano
Il contributo esamina criticamente le dinamiche di ricezione del Foro di Augusto nell’Occidente romano, aggiornando il quadro interpretativo alla luce delle acquisizioni archeologiche dell’ultimo ventennio. Si discutono in prima istanza le implicazioni che la nuova pianta del plesso augusteo può esercitare sulla definizione del ‘modello’ e sulla valutazione delle forme di imitazione. Lo studio affronta poi il dibattito esegetico relativo ai clipei, passando in rassegna le principali ipotesi circa l’identità delle protomi barbate, la loro relazione con l’ideologia imperiale, e la riappropriazione di quelle immagini da parte delle comunità locali. La disamina di alcuni contesti provinciali (Mérida, Cordova, Tarragona, Leptis Magna) e italici (Pozzuoli, Luni, Arezzo) consente di superare infine la nozione di imitatio quale mera duplicazione planimetrica del Foro di Augusto, per approdare ad una concezione che intende la stessa come rielaborazione selettiva di un lessico epigrafico, figurativo e architettonico più ampio, spesso mediato da altri edifici del programma augusteo. Si propone pertanto di riconsiderare il concetto stesso di ‘modello’, ora inteso come sistema semantico aperto, soggetto ad adattamenti locali e a stratificazioni cronologiche che investono tanto la sfera pubblica quanto quella privata.
The paper examines the reception of the Forum of Augustus in the Roman West, revisiting the interpretive framework in light of archaeological advances made over the past two decades. It first examines the implications that the revised plan of the Augustan complex carries for defining the ‘model’ itself and evaluating the forms its imitation took. The study then turns to the exegetical debate surrounding the clipei, reviewing the principal hypotheses concerning the identity of the bearded protomes, their relationship to imperial ideology, and the ways in which local communities appropriated these images for their own purposes. A close analysis of selected provincial contexts (Mérida, Córdoba, Tarragona and Leptis Magna) alongside Italian ones (Pozzuoli, Luni and Arezzo) allows the notion of imitatio to be reframed: rather than the straightforward planimetric replication of the Forum of Augustus, it emerges as the selective reworking of a broader epigraphic, figurative and architectural vocabulary, one frequently mediated through other monuments of the Augustan building programme. It therefore argues for a reconsideration of the very construct of ‘model’, understood not as a rigid blueprint but as an open semantic system, susceptible to local adaptation and chronological layering, and operating simultaneously across both public and private spheres.






