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Rivista di archeologia e architettura antica

Tag Archives: Sicilia

La Valle dopo gli antichi. La campagna di scavi del 2019. Parte I

Autori: V. Caminneci, L. Piepoli, G. Scicolone

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Si presentano i risultati delle indagini archeologiche svolte ad Agrigento nell’estate 2019 nell’ambito del progetto “La Valle dopo gli antichi”. L’obiettivo è quello di ricostruire le fasi post-antiche della Valle dei Templi, compresa la storia più recente, fino all’apertura al pubblico del sito culturale. Gli scavi sono stati condotti in alcuni punti selezionati per il potenziale informativo utile all’indagine diacronica. Seguendo una linea dichiaratamente interdisciplinare, con largo uso di fonti indirette e archeologiche, ad un attento riesame dell’edito si è accompagnato lo studio dei documenti di archivio e soprattutto delle fotografie d’epoca che ritraggono il paesaggio perduto della Valle dei Templi.

We present some archaeological investigations carried out in Agrigento on Summer 2019, within the project entitled “The Valley after the ancients”. The aim is to reconstruct the post-antique phases of the Valley of the Temples, including the most recent history until the public opening of the cultural site. The digs have been carried out in some points selected in order to achieve the diachronic investigation. Following an interdisciplinary research, through the indirect sources as well as the archaeological ones, a careful review of the known data has been accompanied by the study of archive documents and especially of the old photographs, which portrayed the lost landscape of the Valley of the Temples.

Alla ricerca di ‘case sacre’ tra Sicilia e Magna Grecia. Per una nuova prospettiva sull’esperienza religiosa nell’Occidente greco, tra ipotesi di lavoro e riflessioni di carattere metodologico

Autore: Marco Serino

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Alcune pratiche religiose in Magna Grecia e in Sicilia, pertinenti a realtà associative di natura civica, sembrano avere caratteristiche piuttosto peculiari. All’interno di questi fenomeni che appartengono – come i culti poliadici ufficiali – al complesso e variegato “mosaico” di esperienze religiose delle colonie greche occidentali, è possibile includere anche le cosiddette ‘case sacre’. Queste ‘ierai oikiai’ avevano probabilmente lo scopo di ospitare gli incontri di alcune ristrette comunità appartenenti a phratriai locali o ad altre associazioni civiche assimilabili. Alla luce di queste premesse, il contributo propone i risultati di un’indagine preliminare relativa a tutti i contesti archeologici all’interno delle colonie d’Occidente che meritano di essere riconsiderati da una rinnovata prospettiva ermeneutica. Una rivalutazione di alcuni edifici attraverso l’analisi spaziale, contestuale e funzionale permette infatti di apprezzare la frequenza costante di alcuni elementi comuni presenti all’interno delle ‘case sacre’. Considerazioni di carattere archeologico, insieme a informazioni di natura storico-epigrafica e socio-antropologica, contribuiscono a dimostrare come oggi sia necessario e urgente ripensare il concetto di “spazio sacro” appartenente alla comunità greca antica, spesso erroneamente concepito entro i limiti canonizzati del santuario delimitato e costruito. Inoltre, allo stesso tempo, il caso delle ‘case sacre’ impone una riflessione approfondita sulla categoria di ‘ritualità domestica’, ridotta il più delle volte a pratiche religiose condotte a livello intimo e privato.

 

Some religious practices in Magna Graecia and Sicily are strictly related to civic associations and they seem to have very peculiar features. Within these phenomena that belong – like the official polyadic cults – to the complex and varied ‘mosaic’ of religious experiences of the Western Greek colonies, it is possible to include also the so-called ‘sacred house’. These ‘ierai oikiai’ were probably used to host meetings of some small communities belonging to phratriai or other similar local civic associations and family clans. Based on these premises, this paper offers a preliminary survey of all the archaeological contexts within the Western Greek colonies that potentially deserve to be reconsidered from a new hermeneutic perspective. A reappraisal of some buildings through spatial, context and functional analysis allows to appreciate the constant occurance of some common elements within the ‘sacred houses’. Renewed archaeological considerations, together with some socio-anthropological, epigraphic and historical data, contribute to support how it is necessary and urgent to rethink again the concept of “sacred space” in the ancient Greek community, which was often wrongly conceived within the canonized limits of the official sanctuaries. Furthermore, the case-study of the ‘sacred houses’ requires an in-depth rethinking on the category of the household ritual activities, usually limited to religious practices carried out on a personal and private level.

 

 

Segesta e il mondo greco coloniale attraverso lo studio delle anfore greco-occidentali da aree sacre: primi dati

Autori: M. de Cesare, B. Bechtold, P. Cipolla, M. Quartararo

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Lo studio riguarda le anfore vinarie di produzione greco-occidentale provenienti da due aree sacre di età arcaica e classica di Segesta, per le quali disponiamo di dati archeologici, sinora rimasti inediti: l’area sacra sull’Acropoli Nord documentata dal cosiddetto scarico di Grotta Vanella e il santuario extraurbano di contrada Mango. I reperti anforici sono stati studiati secondo le norme del progetto FACEM e sono stati attribuiti a tipologie e produzioni più o meno note. Lo studio di tali reperti inediti è stato affiancato da una revisione sistematica delle anfore greco-occidentali segestane già edite, rinvenute negli scavi stratigrafici condotti negli anni Novanta del secolo scorso in alcune aree di abitato, e ha consentito di chiarire i vettori e le modalità di acquisizione di tale classe di materiali nella città elima, inserendo il fenomeno nel quadro più generale del commercio anforico della Sicilia e del Mediterraneo centro-meridionale. La contestualizzazione nell’ambito dei due santuari dei dati acquisiti ha permesso inoltre di meglio definire il ruolo nel tempo e i possibili modi di utilizzo di tali contenitori e del loro contenuto nell’ambito delle pratiche rituali, precisando alcune delle dinamiche di contatto tra Segesta e l’ambiente greco, e di interazione culturale tra Greci e ‘indigeni’ ritualizzate all’interno delle due aree sacre.

 

This research focuses on western Greek wine amphorae found in Segesta, in two Archaic-Classical sanctuaries which have provided still unpublished archaeological data: the sacred area of the Northern Akropolis documented by the so-called Grotta Vanella dump and the extra-urban sanctuary of Contrada Mango. The amphorae fragments have been studied according to the standardised methods implemented for the data base of FACEM and attributed to more or less-known typologies and provenances. The study of these finds has been accompanied by a systematical review of all published western Greek amphorae yielded by the stratigraphical excavations undertaken in the 1990ties in some urban areas of Segesta. This analysis has led to a better understanding of the commercial vectors and the mechanisms of purchase of these vessels in the Elymian town against the background of the circulation of this class in Sicily and southern-central Mediterranean. Furthermore, the contextualisation of the new data within the frame of the two sanctuaries has allowed for a more precise and diachronic definition of the containers’ role and their contents in the ritual practices. It has also clarified certain dynamics of contact between Segesta and the Greek milieu and the cultural interaction between the Greek and the ‘Indigenous’ population, ritualised within the two sacred areas.

Una testina fittile di Io dal santuario della Madonna dell’Alemanna a Gela

Autore: G. Spagnolo

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Oggetto del contributo è una singolare testina fittile femminile con corna ed orecchie bovine, rinvenuta nel 1951 sulla collinetta della Madonna dell’Alemanna, a Nord della città di Gela. Qui, a seguito della scoperta casuale di una fossa votiva di VII-VI sec. a.C., gli studiosi localizzarono un importante santuario extraurbano della polis greca e lo attribuirono a Demetra soprattutto in virtù della suddetta testina, recuperata al di fuori della fossa, perché ritennero che essa fosse allusiva al legame tra la dea, i bovini e l’agricoltura. In assenza di dati specifici sulla giacitura originaria del pezzo, il presente studio ne fissa la datazione intorno alla metà del V sec. a.C. su base tipologica e stilistica e lo assegna a fabbrica locale. Attraverso poi la disamina di numerose fonti letterarie e iconografiche, la ricerca perviene all’ipotesi che il frammento possa essere pertinente ad una statuetta di aspetto ibrido, insieme umano e animale, che rappresentava Io, la famosa sacerdotessa del santuario di Hera ad Argo, amata da Zeus, trasformata in candida vacca e poi assurta al rango di eroina capostipite della regale stirpe degli Achei. Alla luce di tale identificazione, lo studio affronta il complesso problema del rapporto tra la figura di Io e quella di Hera, divinità di riferimento della sacerdotessa nella sfera del mito, specificamente nell’ambito argivo; ed inoltre, prendendo in esame altri esempi di manufatti di varie provenienze raffiguranti l’eroina, indaga sulla possibilità di eventuali riflessi di tale rapporto nelle attività rituali connesse con il culto della dea. In conclusione, viene dunque avanzata l’ipotesi che sulla collinetta dell’Alemanna esistesse un edificio o uno spazio dedicato a Hera Argiva.

The topic of this paper is a singular female clay head with bovine horns and ears, found in 1951 on the hill of “Madonna dell’Alemanna”, northwards the city of Gela. After the accidental discovery of a votive pit dating back to the 7th-6th cent. BC, scholars located here an important extra-urban sanctuary of the Greek polis and attributed it to Demeter on the basis of the female clay head, found outside the pit, because they considered it allusive to the relationship between the goddess, cattle and agriculture. Without specific data on the stratigraphic context of the artefact, the present study fixes its dating around the middle of the 5th cent. B.C. on a typological and stylistic basis and attributes it to a local workshop. Then, through the examination of numerous literary and iconographic sources, the investigation comes to the hypothesis that the artefact may be pertinent to a hybrid figurine, both human and animal, which represented Io, the famous priestess of the sanctuary of Hera in Argos, loved by Zeus, transformed into a white cow and then arisen to the rank of heroine progenitor of the royal lineage of the Achaeans. Beginning with this identification, the research deals with the problem of the relationship between the character of Io and Hera, the reference deity of the priestess in the sphere of myth, specifically in the Argive context. Furthermore, considering other items from various provenances depicting the heroine, the study investigates the possibility of any influences of this relationship in the ritual activities connected with the worship of the goddess. As a final point, the search formulates the hypothesis that on the Alemanna hill there was a building or a space dedicated to Hera Argiva.